IVA & Dropshipping in Italia
Il dropshipping verso l'Italia può essere organizzato, in determinati casi trasfrontalieri, in modo che il venditore non addebiti l'IVA italiana al checkout. Non è decisiva la sede della Sua impresa, ma il luogo da cui parte la merce e l'identità di chi la importa. Qui trova le basi giuridiche, le particolarità italiane e gli obblighi che si aggiungono all'IVA.
La riguarda? Questa pagina è per i venditori la cui merce parte da fuori dell'UE direttamente verso consumatori in Italia, che non detengono scorte nell'UE e che oggi applicano l'IVA al checkout, o non sanno se devono farlo. Richieda la valutazione gratuita del Suo modello: senza impegno, con risposta entro 48 ore lavorative.
Dove si considera effettuata la cessione?
Se la spedizione parte da un paese terzo, per esempio dalla Cina, e la merce va direttamente a un consumatore in Italia, il luogo della cessione si determina in base all'articolo 32 della direttiva IVA (direttiva 2006/112/CE) e, nel diritto interno, all'articolo 7-bis, comma 1, del DPR 633/1972. Sono effettuate nel territorio dello Stato le cessioni che hanno per oggetto «beni immobili ovvero beni mobili nazionali, comunitari o vincolati al regime della temporanea importazione, esistenti nel territorio dello stesso». Una merce ancora in un paese terzo e non immessa in libera pratica non rientra in nessuna di queste categorie: la cessione non è territorialmente rilevante in Italia.
L'eccezione decisiva è nel secondo comma dell'articolo 32 della direttiva: se è il fornitore, o chi agisce per suo conto, a importare i beni, la cessione si considera effettuata nello Stato membro di importazione. Nella logica dell'articolo 7-bis il risultato è lo stesso: immessa in libera pratica dal venditore, la merce è un bene comunitario esistente in Italia quando viene ceduta al consumatore. Chi consegna sdoganato e con imposte assolte (DDP) realizza dunque una cessione rilevante in Italia. Solo quando è il cliente a figurare come importatore il luogo della cessione resta fuori dall'Unione.
L'IVA non scompare per questo: sorge all'importazione e viene sopportata dal cliente come importatore. Questo deve risultare con chiarezza dalle Sue condizioni di vendita, dal checkout e dai documenti dell'ordine.
L'IVA in Italia: i dati essenziali
- Aliquota ordinaria: 22 %
- Aliquote ridotte: 10 %, 5 % e 4 %; i beni interessati sono elencati nella Tabella A, parti II, II-bis e III, del DPR 633/1972
- IVA all'importazione: 22 % o l'aliquota ridotta applicabile sul valore doganale, aumentato dei diritti doganali dovuti e delle spese di inoltro fino alla destinazione nell'Unione (articolo 69 del DPR 633/1972)
- Dazio sulle piccole spedizioni: la franchigia doganale fino a 150 € è venuta meno il 1° luglio 2026 (regolamento (UE) 2026/382). Da allora, e fino al 1° luglio 2028, si applica un dazio forfettario di 3 € per articolo alle vendite a distanza di beni importati in spedizioni di valore intrinseco non superiore a 150 €. Conta la tipologia di merce: i beni della stessa classificazione tariffaria, descrizione e origine contano come un solo articolo, quindi cinque magliette identiche costano 3 €, una maglietta e un orologio 6 €. Il dazio forfettario si applica in due casi: quando l'importazione è esente da IVA perché si usa lo IOSS (articolo 143, paragrafo 1, lettera ca, della direttiva 2006/112/CE) oppure quando la spedizione viaggia come invio postale. Spedendo con corriere senza IOSS si applica invece la tariffa doganale ordinaria. La misura vale fino al 1° luglio 2028.
- Tariffa di gestione, attesa dal 1° novembre 2026: l'articolo 20, paragrafo 2, del regolamento (UE) 2026/2108 prevede una tariffa di importo fisso per articolo; la Commissione l'ha fissata a 2 € per articolo con regolamento delegato del 21 settembre 2026. Si applica dal decimo giorno successivo alla pubblicazione dell'atto nella Gazzetta ufficiale, anche alle spedizioni oltre 150 €, non è rimborsabile ed è dovuta dal debitore dell'obbligazione doganale all'importazione.
- IVA dal primo centesimo: la franchigia IVA di 22 € per le piccole spedizioni è stata abolita già il 1° luglio 2021.
- Territori esclusi: ai sensi dell'articolo 7, comma 1, lettera a), del DPR 633/1972, Livigno, Campione d'Italia e le acque italiane del Lago di Lugano sono fuori dal territorio dello Stato ai fini IVA. Dal 1° gennaio 2020 Campione d'Italia e le acque del Lago di Lugano sono però entrate nel territorio doganale dell'Unione; Livigno ne resta fuori.
Le autorità competenti
- Agenzia delle Entrate: gestisce l'IVA e la registrazione a OSS e IOSS quando l'Italia è lo Stato membro di identificazione. Per i non residenti che scelgono l'identificazione diretta (articolo 35-ter del DPR 633/1972) l'ufficio competente è il Centro operativo di Pescara, via Rio Sparto 21.
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM): riscuote dazi e IVA all'importazione, accertata e liquidata per ciascuna operazione (articolo 70 del DPR 633/1972). Chi dichiara in proprio ha bisogno di un codice EORI, attribuito gratuitamente dall'ADM.
- Rappresentante fiscale: l'identificazione diretta è riservata a chi opera in un altro Stato membro o in un paese terzo con cui esistono strumenti di assistenza reciproca in materia di imposizione indiretta. Negli altri casi il non residente nomina un rappresentante fiscale residente in Italia (articolo 17, terzo comma, del DPR 633/1972), responsabile in solido.
Esempio di calcolo: un ordine da 60 €
Un cliente di Milano ordina un prodotto a 60 € spedizione inclusa, spedito direttamente dalla Cina.
- Il cliente è l'importatore, senza IOSS: all'importazione sono dovuti circa 13,20 € di IVA (22 % su 60 €) e il dazio forfettario di 3 € per articolo. Con il regime speciale per l'importazione o la procedura ordinaria quel dazio entra nella base imponibile dell'IVA, che sale a circa 13,86 €. Di regola il corriere anticipa gli importi e addebita una commissione di svincolo, variabile da operatore a operatore; il cliente paga alla consegna.
- Con lo IOSS: Lei addebita il 22 % già al checkout e lo dichiara tramite lo IOSS; l'importazione è esente da IVA. Il dazio di 3 € per articolo resta dovuto dal dichiarante e, nel regime IOSS, non concorre alla base imponibile della cessione.
- DDP a Sua cura: se è Lei a importare, la cessione si considera effettuata in Italia. Le serve una posizione IVA italiana e versa il 22 % sul Suo prezzo di vendita.
Quale variante convenga al Suo assortimento, ai Suoi prezzi e al Suo tasso di resi è una decisione gestionale con conseguenze fiscali. È esattamente ciò che verifichiamo nell'analisi.
Nella valutazione gratuita Le indichiamo quale variante si applica al Suo negozio.
Quando serve una partita IVA italiana?
- Se detiene merce in Italia, per esempio in un magazzino logistico o in un centro Amazon FBA.
- Se Lei, o chi agisce per Suo conto, importa la merce in Italia e la cessione non è coperta dallo IOSS.
- Se effettua acquisti intracomunitari in Italia.
L'identificazione diretta richiede una dichiarazione al Centro operativo di Pescara prima di effettuare le operazioni; in alternativa si nomina un rappresentante fiscale. In entrambi i casi Le viene attribuita una partita IVA che La qualifica come non residente identificato in Italia. Chi è identificato liquida l'IVA periodicamente — versamenti mensili entro il giorno 16 del mese successivo, o trimestrali per chi ne ha i requisiti — trasmette la comunicazione delle liquidazioni periodiche e presenta la dichiarazione IVA annuale tra il 1° febbraio e il 30 aprile dell'anno successivo.
Fatture per i clienti italiani
Verso il consumatore finale la fattura è dovuta solo se il cliente la richiede (articolo 22 del DPR 633/1972). La fatturazione elettronica tramite il Sistema di Interscambio (SdI) è obbligatoria, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, del d.lgs. 127/2015, soltanto per i soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato. Un venditore non stabilito, anche se identificato tramite identificazione diretta o rappresentante fiscale, non è tenuto alla fattura elettronica, ma può usare lo SdI su base volontaria (circolare 14/E del 17 giugno 2019). Se non addebita l'IVA italiana perché il luogo della cessione è fuori dall'Unione, non esponga alcuna imposta e inserisca un'annotazione chiara. Il rovescio della medaglia: l'imposta indicata in fattura in misura superiore a quella reale è dovuta per l'intero ammontare indicato (articolo 21, comma 7, del DPR 633/1972).
Gli obblighi oltre l'IVA che molti venditori dimenticano
Chi vende beni a consumatori italiani ha ulteriori obblighi di registrazione. Non riguardano l'IVA, ma in pratica generano spesso problemi con marketplace e prestatori di servizi di pagamento.
- Imballaggi: il contributo ambientale CONAI è dovuto da produttori, importatori e utilizzatori di imballaggi; chi importa in Italia merce imballata in nome proprio, tipicamente nello schema DDP, deve aderire, dichiarare e versare. Dal 12 agosto 2026 il regolamento (UE) 2025/40 (PPWR) impone inoltre a chi vende a distanza in uno Stato membro in cui non è stabilito di iscriversi al registro dei produttori e di nominarvi un rappresentante autorizzato per la responsabilità estesa del produttore.
- Apparecchiature elettriche, elettroniche e batterie: chi vende AEE in Italia a distanza direttamente agli utilizzatori è «produttore» ai sensi del d.lgs. 49/2014 e, non avendo sede in Italia, si iscrive al Registro nazionale AEE presso la Camera di commercio personalmente o tramite un rappresentante autorizzato (articoli 22 e 30). Per pile e accumulatori il regolamento (UE) 2023/1542 impone dal 18 agosto 2025 un rappresentante autorizzato dove il produttore non è stabilito.
- Marketplace: per le vendite a distanza di beni importati fino a 150 € la piattaforma che facilita la vendita è fornitore presunto e si considera che abbia ricevuto e ceduto i beni (articolo 2-bis del DPR 633/1972, dal 1° luglio 2021): l'IVA è dovuta da essa. Dal 1° gennaio 2024, inoltre, i prestatori di servizi di pagamento comunicano i dati dei pagamenti transfrontalieri per il sistema CESOP.
Cosa vuole vedere l'Agenzia delle Entrate in caso di contestazione
Quando l'amministrazione esamina la Sua struttura, il tema non è la teoria ma la prova. Di norma vengono richiesti:
- documenti di trasporto e di spedizione da cui risulti il luogo di partenza in un paese terzo
- documentazione doganale, con l'indicazione di chi ha agito come dichiarante e chi ha assolto l'IVA all'importazione
- condizioni generali di vendita e testi del checkout dai quali emerga il ruolo del cliente come importatore
- contratti con fornitori e operatori logistici, in particolare sulle condizioni di resa
- fatture e rendiconti degli incassi coerenti con il flusso descritto
Questi documenti li riuniamo in un dossier che Lei può presentare a qualsiasi autorità.
Cosa cambia nei prossimi anni
- Dogana: il dazio forfettario di 3 € per articolo è transitorio fino al 1° luglio 2028; poi alle piccole spedizioni si applicheranno i dazi ordinari secondo la classificazione tariffaria, quando l'infrastruttura doganale europea ne assumerà il calcolo.
- Fatturazione elettronica italiana: la deroga che consente all'Italia di imporre la fattura elettronica obbligatoria è stata prorogata fino al 31 dicembre 2027. Con la legge 17 marzo 2026, n. 36 il Governo è stato delegato a recepire le nuove regole europee sull'IVA nell'era digitale; le norme attuative non sono ancora state emanate.
- ViDA: la direttiva (UE) 2025/516 prevede dal 1° luglio 2028 la registrazione IVA unica e l'ampliamento delle regole per le piattaforme, e dal 1° luglio 2030 la fattura elettronica strutturata con comunicazione digitale per le operazioni B2B intraunionali.
Seguiamo questi sviluppi e La contattiamo se il Suo modello dovrà essere adeguato.
Domande frequenti sull'Italia
Il mio cliente deve pagare l'IVA all'importazione alla consegna?
Se il cliente è l'importatore e la spedizione non passa dallo IOSS: sì. Paga l'IVA all'importazione all'aliquota applicabile, di regola il 22 %, il dazio forfettario di 3 € per articolo e in genere una commissione di svincolo del corriere. Lo comunichi chiaramente prima dell'acquisto, altrimenti aumentano i rifiuti di consegna e i resi.
Vale anche per le vendite tramite Amazon o altri marketplace?
Non automaticamente. Per le spedizioni fino a 150 € da paesi terzi la piattaforma è in molti casi fornitore presunto ai sensi dell'articolo 2-bis del DPR 633/1972 e versa l'IVA italiana in prima persona.
Finora ho addebitato l'IVA italiana anche se il luogo della cessione era in un paese terzo. Cosa faccio?
Ci sono due questioni distinte: la correzione del passato, tenendo conto che l'imposta indicata in fattura in misura superiore a quella reale è dovuta per intero (articolo 21, comma 7, del DPR 633/1972), e la riorganizzazione per il futuro. Esaminiamo entrambe nell'analisi.
Mi serve un indirizzo italiano o un rappresentante fiscale?
Per la registrazione IVA non serve un indirizzo in Italia. Se opera in un altro Stato membro, o in un paese terzo con cui esistono strumenti di assistenza reciproca in materia di imposizione indiretta, può usare l'identificazione diretta; negli altri casi occorre un rappresentante fiscale residente in Italia. Per lo IOSS, i venditori di paesi terzi senza accordo di assistenza reciproca con l'Unione accedono al regime tramite un intermediario stabilito nell'Unione.
Posso spedire a Livigno con la stessa struttura?
No. Livigno è fuori dal territorio dello Stato ai fini IVA e fuori dal territorio doganale dell'Unione; Campione d'Italia, entrato nel territorio doganale il 1° gennaio 2020, resta fuori dal campo di applicazione dell'IVA. Entrambi richiedono un'analisi separata.
Che cosa succede dopo il 1° luglio 2028?
Da quella data, in base alla Direttiva (UE) 2025/1539, nelle vendite a distanza di beni importati l'IVA all'importazione è sempre dovuta dal fornitore o dalla piattaforma considerata tale; il regime speciale in cui la paga il cliente viene meno. Fino ad allora la struttura resta applicabile e prepariamo il passaggio con Lei per tempo. Chi è già in ordine parte avvantaggiato: documentazione, fatture e impostazioni del negozio sono già corrette.
Il prossimo passo
Verifichiamo gratuitamente quale trattamento si applica al Suo flusso di merci e se la Sua struttura regge alla prassi italiana.
Come funziona: ci invia i dati essenziali, esaminiamo la catena di fornitura, il flusso di spedizione e i mercati di destinazione e riceve una valutazione chiara entro 48 ore lavorative. Se il Suo modello non rientra nel quadro normativo, glielo diciamo altrettanto chiaramente.
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